
LIONS CLUB AGRIGENTO VALLE DEL PLATANI
Il Presidente
Service:"Fermare la violenza si può"
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Relazione del PresidenteSig. Sindaco, autorità lionistiche, amici lions, Signori relatori, graditi ospiti, è per me un grande piacere portare oggi, nella qualità di Presidente, il saluto del Club – Agrigento –Valle del Platani, organizzatore di questo importantissimo service sulla violenza. Un particolare ringraziamento mi è dovuto al Sindaco di Favara, che ci ha consentito di realizzare il convegno in questo meraviglioso posto: il Castello Chiaramonte di Favara.Ci piace ricordare che i Lions sono uomini e donne che si dedicano a servire chi si trova in stato di bisogno, nelle comunità dove vivono, ed in ogni parte del mondo. Essi lavorano dunque per aiutare i più deboli e migliorare la società. Ed allora, cercare di capire cosa porta ai comportamenti devianti per prevenire e fermare una violenza, sempre più diffusa nel mondo in cui viviamo, è sicuramente uno dei punti più importanti della mission lionistica. La violenza riempie le prime pagine dei giornali!Sempre più spesso i mezzi di comunicazione di massa riportano fatti di cronaca nera particolarmente cruenti, commessi da non solo da adulti ma anche da adolescenti, che portano ad interrogarsi su cosa stia accadendo alla nostra società. Perché una madre uccide il proprio bambino? Perché un padre abusa della propria figlia? Perché una donna subisce violenza dal proprio compagno? Perché un ragazzino accoltella la sua ex fidanzata? Perché alcuni adolescenti violentano, in gruppo, una loro coetanea? Perché alcuni ragazzi terrorizzano i loro compagni di scuola? Perché tante persone si comportano in questo modo anomalo? Eppure, spesso, non si tratta di criminali di professione! Ma ogni azione ha la propria sua ragione scatenante! Si possono indubbiamente chiamare in causa una serie di elementi che sono determinanti: in primis i rapporti familiari ed il disagio che vive, oggi, la famiglia. C’è sicuramente, in questi ultimi anni, una sofferenza della famiglia, non solo nell'aspetto delle specificità funzionali al suo interno, ma anche come rete di sostegno e soprattutto di guida. Gli adulti sono sottoposti a forti conflittualità che nascono dalla eccessiva competitività, dal desiderio di potere, dall'autoaffermazione a tutti i costi. E quando non raggiungono il pieno soddisfacimento dei loro bisogni secondari, riversano immediatamente le frustrazioni e i fallimenti all'interno del nucleo familiare. C’è una fragilità della famiglia, che in molti casi non è in grado di configurarsi come un fattore protettivo nello sviluppo di bambini e adolescenti, ed è invece il luogo in cui essi sono esposti a situazioni potenzialmente pregiudizievoli. La genitorialità appare oggi sempre più fragile, attraversata da profonde tensioni, esposta a condizioni di vita stressanti, crescenti incertezze e solitudine. Sempre più spesso le madri e i padri sono soli con i compiti educativi e con le difficoltà, anche economiche, che inevitabilmente accompagnano la crescita di un figlio. Aumentano le fonti di stress, mentre si riducono non solo il tempo a disposizione, la disponibilità e la predisposizione all’ascolto, ma anche il supporto di parenti e amici. La sofferenza di tante famiglie si fa silenziosa, si nasconde dietro un’apparente normalità, spesso nell’indifferenza o nell’inconsapevolezza di coloro che le circondano. E’ necessario, allora, promuovere una nuova riflessione sulla famiglia. La famiglia deve ritornare ad essere il tempio dei valori, rifugio e guida per i suoi componenti. Ne deriva che la genitorialità deve essere posta al centro di un nuovo interesse che ne riconosca le potenzialità ma anche le inevitabili ombre. Ciò significa sostenere le madri e i padri, prima, durante e dopo la nascita dei figli, aiutandoli ad accettare e ad affrontare le paure, la rabbia, la frustrazione; bisogna aiutare la coppia a far fronte a situazioni stressanti, potenziando il sostegno alle famiglie, attraverso la possibilità di chiedere aiuto ai servizi del territorio, opportunamente formati e capaci di rispondere a queste problematiche. Più concretamente è necessario offrire un maggiore sostegno nell’esercizio della genitorialità: ad esempio, incentivando l’offerta di servizi educativi per la crescita sociale, relazionale e cognitiva dei bambini fin dalla primissima infanzia (nidi, scuole dell'infanzia, centri gioco, punti di incontro genitori /bambini /educatori, centri per le famiglie). Consapevoli dell’importanza dell’ascolto tra i componenti della coppia e tra genitori e figli, quale premessa di armonici percorsi di sviluppo, riteniamo, infine, che sia necessario sollecitare i genitori ad ascoltare, osservare e parlare con i propri figli; per scoprire come vivono, cosa pensano, cosa desiderano, cosa hanno da chiedere ma anche per aiutarli a comprendere, accompagnandoli per mano durante la crescita. Naturalmente il livello culturale incide, e non poco, sugli atteggiamenti delle persone, volendo intendere per cultura sia ciò che viene acquisito attraverso la frequenza scolastica, che il luogo in cui si vive. Molto spesso, infatti, i ragazzi che commettono reati hanno abbandonato la scuola dell'obbligo e vivono in paesi o città con forti problemi economici, luoghi dell'entroterra con poche o totalmente assenti strutture destinate ai giovani, zone chiuse anche geograficamente, e spesso appartengono a famiglie che non hanno alti livelli di istruzione. Ma tra loro ci sono anche adolescenti che vestono e vivono alla moda, che hanno gli scooter più potenti, che hanno i cellulari di ultima generazione e questo perché magari i genitori lavorano dodici ore al giorno semplicemente “per non far mancare loro niente”. Ma è poi vero che a questi ragazzi non manca niente? Forse mancano proprio di “genitori presenti”! Appare facile capire come Chi vive ai margini di una società opulenta e sempre più sorda ai richiami di aiuto di carattere economico e sociale, finisce facilmente con lo sfogare la propria rabbia sulla società stessa. Ma questo è solo uno degli aspetti di una realtà che è molto più sottile e complessa, perché è altrettanto vero che sempre più spesso sono i figli delle famiglie bene a diventare violenti, a macchiarsi di colpe gravi. E questo apre tutta una serie di interrogativi a cui è veramente difficile dare una risposta: la noia come motivo o giustificazione è veramente troppo poca! C'è un altro elemento, di cui non possiamo non tenere conto, che concorre alla confusione adolescenziale: il consumismo. Ci sono oggetti da possedere a tutti i costi, oggetti che identificano l'adolescente, che rivelano il suo status ed gli attribuiscono un ruolo nell’attuale società. C'è poi un sub-cultura giovanile che ha perso il senso della norma e del diritto e che si sta perdendo nell'idea che la violenza sia la via più semplice per ottenere, con facilità, tutto ciò che si desidera e che vede il proprio prossimo solo come un ostacolo da rimuovere per il pieno soddisfacimento dei propri desideri.Crediamo che un modo efficace per fermare la violenza, è creare una rete morale solida che si basi su valori condivisi che riguardano soprattutto la dignità della persona, il senso e l'importanza della vita individuale, il rispetto e l'accettazione. Ma non è facile quando i messaggi che passano in continuazione sono di morte o di sopraffazione, modello di vita molto diffuso! L'esaltazione della forza, fisica e materiale è estesa praticamente ovunque: dai videogiochi al lavoro; dalle fiction allo sport. Il proibito, il non-regolare ha molto più appeal che il suo contrario, ma non tutti hanno la forza di sottrarsi a questi giochi quando sono ancora in tempo. Bisognerebbe allora prevenire e agire specialmente presso coloro che sono a rischio, che danno da subito una maggiore dimostrazione dell'essere borderlyne. Per quelli che invece covano violenza all'ombra della sicurezza e della normalità familiare, è chiaro che è più difficile se non impossibile. Ed allora la destrezza di chi opera nel sociale, è la capacità di comprendere il disagio, di saperlo leggere e interpretare senza falsi pudori e finte morali, e quindi di prevenire quella violenza, che rappresenta sicuramente la maggiore patologia sociale. Il Presidente Antonino Savarino
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